La pazienza...il destino, un po' come il giorno e la notte.
Non è che proprio si rincorrano in maniera perpetua, il loro rapporto è qualcosa di diverso, ambiguo, sfuggente.
Grazie alla pazienza alle volte si riesce a ritrovare un destino che magari ci sembrava lontano ed avverso. Non sempre, ma alle volte ci si riesce.
Si dice anche che la pazienza è la virtù dei forti.
Ma, in realtà, che cosa è la pazienza?
La capacità di attendere il proprio momento?
La capacità di conoscere, o meglio, riconoscere quei pochi segnali che il destino lascia lungo il nostro cammino per farsi raggiungere prima o poi? Cioè, avere la piena consapevolezza che da lì a poco (o poco più, a seconda dei casi) un qualcosa, una decisione, un evento, un fatto ci permetterà di arrivare a realizzare un qualcosa di sognato e sperato magari da chissà quanto.
La capacità di sapersi accontentare di quanto la vita è riuscita a regalarci fino a ora e di conseguenza avere la fortuna di acquisire quella sana consepevolezza che per avere ancora di più bisogna lavorare sodo? E pian piano quello per cui ci si impegna arriverà?
Pazienza... tutto si sistemerà.
Porta pazienza...
...e via così...
Se veramente la pazienza riuscirà a far suo il destino, beh, alla fine penso di essere egoisticamente, sulla buona strada, a buon punto.
Ma non credo di essere portatore sano di pazienza... la mia è solo ed esclusivamente la cronica abitudine e prendermi dei tempi biblici per prendere delle decisioni, anche le più semplici, come quella di scegliere al banco frigo del supermercato, tra stracchino e crescenza.
Dura sta scelta...durissima...
La pazienza penso che si costruisca nel tempo, con l'esperienza.
Pazienza, ahime, non vuole dire prendersi tempi lunghissimi per decidere, oppure crogiolarsi in dubbi atroci nell'attesa che qualcosa là fuori cambi o mi venga in soccorso.
La pazienza immagino che sia quella sensazione che pian piano cresce dentro ognuno di noi, solo dopo che negli anni abbiamo preso piena coscienza di quanto siamo in grado di dare al nostro vivere, sotto tutti i punti di vista, in ogni istante delle nostra vita, e sappiamo di conseguenza riconoscere quelli che sono i nostri obbiettivi, le nostre aspirazioni: ecco che entra a questo punto la pazienza...la capacità di ricoscere quegli obbiettivi che il destino via via ci mette davanti e che noi, pian piano andremo ad inseguire.
Ecco che allora, e solo a quel momento, la pazienza avrà raggiunto il destino.
Gran bella cosa avere la coscienza di sapere che prima o poi quello per cui lottiamo arriverà a noi.
Dal lavoro che sognamo, alla persona con cui passeremo la nostra vita.
Io ci credo... devo solo capire come arrivare ad avere una pazienza vera.
Do we really need a mirror to understand ourselves? Parole scritte in fretta...pensieri che corrono ancora più veloci. Fermatevi... fermatevi un attimo voi viaggiatori moderni. Prestate un attimo di attenzione, vogliate donarmi un breve attimo delle vostra esistenza. In cambio chiedo solo... sincerità. Vi sembra molto? Troppo? Di questi tempi...sì, avete ragione.
giovedì 29 marzo 2007
mercoledì 28 marzo 2007
I need a good craic
That's for sure... that's what I need, right now...a good craic.
Oggi è stata proprio una classica giornata di torpore mentale...è non è che sia nemmeno primavera piena... proprio... "torpore".
Avrei proprio bisogno di uno scossone, di una scarica di adrenalina, di un qualcosa che ora, proprio ora, mi facesse sentire vivo.
Una bella serata...una bella serata di quelle che si fanno là, magari in un pub di Galway o nella Dirty Old Town, con tanti amici, buona musica e qualche pinta di Bulmers o di black stuff.
Eh sì... mi sa proprio che a breve, in attesa di quel famoso one way ticket, dovrò tornarmene su a fare un bella ricarica alle batterie.
Perchè in fondo, qua, grazie a persone che purtroppo stanno lontano ma che non mi fanno mai mancare un pensiero positivo o un incoraggiamento, riesco via via ad avere quella spinta che fa passare anche momenti ben peggiori di questi.
Però... però beh, l'effetto che mi fa salire su è qualcosa di unico, impagabile, irrinunciabile direi.
Là le batteria si ricaricano che è una meraviglia... basta poco poco, ma la terapia funziona.
Sì, decisamente stasera mi sentirei veramente bisognoso di un "good craic".
Poche parole stasera...mi sono guardato la partita... beh, guardato...è una parolona... piuttosto mi sono adeguato al trend del giorno e mi sono adagiato sul divano per una pennichella post cena che mi ha fatto perdere anche i goals.
Stasera...batterie giù.
Ho proprio bisogno di una botta di vita... secondo voi sulle Pagine Gialle riuscirò a trovare chi le organizza?
Oiche Mhait.
Ps: oh, le batterie saranno anche giù, ma il tempo per farmi tante domande l'ho avuto anche oggi. E le risposte? Forse le troverò stanotte...
Oggi è stata proprio una classica giornata di torpore mentale...è non è che sia nemmeno primavera piena... proprio... "torpore".
Avrei proprio bisogno di uno scossone, di una scarica di adrenalina, di un qualcosa che ora, proprio ora, mi facesse sentire vivo.
Una bella serata...una bella serata di quelle che si fanno là, magari in un pub di Galway o nella Dirty Old Town, con tanti amici, buona musica e qualche pinta di Bulmers o di black stuff.
Eh sì... mi sa proprio che a breve, in attesa di quel famoso one way ticket, dovrò tornarmene su a fare un bella ricarica alle batterie.
Perchè in fondo, qua, grazie a persone che purtroppo stanno lontano ma che non mi fanno mai mancare un pensiero positivo o un incoraggiamento, riesco via via ad avere quella spinta che fa passare anche momenti ben peggiori di questi.
Però... però beh, l'effetto che mi fa salire su è qualcosa di unico, impagabile, irrinunciabile direi.
Là le batteria si ricaricano che è una meraviglia... basta poco poco, ma la terapia funziona.
Sì, decisamente stasera mi sentirei veramente bisognoso di un "good craic".
Poche parole stasera...mi sono guardato la partita... beh, guardato...è una parolona... piuttosto mi sono adeguato al trend del giorno e mi sono adagiato sul divano per una pennichella post cena che mi ha fatto perdere anche i goals.
Stasera...batterie giù.
Ho proprio bisogno di una botta di vita... secondo voi sulle Pagine Gialle riuscirò a trovare chi le organizza?
Oiche Mhait.
Ps: oh, le batterie saranno anche giù, ma il tempo per farmi tante domande l'ho avuto anche oggi. E le risposte? Forse le troverò stanotte...
lunedì 26 marzo 2007
Istinto o razionalità?
Si potrebbe dire che questo dubbio, questa riflessione è proprio un aspetto che al momento si sta riproponendo quasi con "inaudita violenza" nella mia vita.
Istinto... razionalità, sempre un continuo riproporsi uno contro l'altro, sempre un'altalena di riflessioni, di dire "ma sì, ma no"... un dubbio costante.
Ma si sa... se la vita fosse un'avventura facile, semplice, tutta in discesa, alla fine i piccoli successi, le piccole cose della vita, i piccoli piaceri non sarebbero apprezzati, capiti e valorizzati per quello che realmente valgono, cioè TANTISSIMO, almeno per come vedo la vita io.
E allora, dato per prova provata il fatto che la nostra vita, e soprattutto in questo momento storico (P°l... fly dowm, fermiamoci qua... rientriamo nei ranghi... non montiamoci la testa...) è veramente un'ascesa, un'asperità continua, vediamo di capire cos'è che alla fine rende il nostro vivere un qualcosa di così duro e terrificante. Anche qua... forse sono andato troppo in là, giusto?
Perdonate queste mie uscite... si sa, la vecchiaia fa brutti, bruttissimi scherzi.
Tutte le difficoltà, gli alti e i bassi della nostra esistenza derivano per lo più da come ci rapportiamo a tutto quello che è il mondo là fuori.
Da come vediamo e consideriamo gli eventi che via via riempono le nostre giornate.
E da come, soprattutto reagiamo ai continui dubbi e bivi ideali che si presentano sul nostro cammino. Già...eccolo qua l'aspetto su cui penso valga la pena di parlare un po'.
L'aspetto di come affrontiamo la vita: istinto o razionalità?
Tutto...veramente tutto della nostra vita deriva da una nostra scelta deliberata di pensare, ponderaree di conseguenza, agire.
Vogliamo parlare di quando andiamo a fare la spesa al supermercato?
Persone studiano ed elaborano concetti ai più non conosciuti su come rendere un acquisto di un pacco di biscotti un qualcosa di istintivo, d'impulso...
Aspetto interessante...
Vogliamo parlare di quando abbiamo di fronte a noi la necessità di scegliere un percorso formativo, scolastico o lavorativo che a monte prevede un dovere mettere da parte ambizioni, sogni, bisogni e tutto il resto?
Mmmm...discorso affascinante e controverso, almeno per me... vedi il capitolo Erin...
Ma...veniamo ad un aspetto che personalmente è sempre stato fonte, in relazione alle mie azioni, ai miei pensieri più o meno passati di approfondite riflessioni, a voltelucide, a volte meno.
Vogliamo parlare di come istinto e/o razionalità condizionano il nostro rapportarsi con gli altri?
Già... di come quella volta avrei voluto ma non ho potuto... di quella volta in cui sarebbe stato meglio star zitti invece di dire tutta quella marea di cattiverie e/o affini... di quella volta in cui...
Insomma, la casistica è veramente ampia... giusto?
Beh... credo che comunque non esista, non ci sia, non sia stato ancora edito un volume specifico, del settore, dove viene esplicitato un codice di comportamento che codifiche il modo di agire ottimale in relazione ad ogni singola situazione dove arrivano in gioco a condizionare le nostre valutazioni l'istinto e la razionalità.
Magari lo troverò nell'uovo di Pasqua che da qui a breve andrò ad aprire... (non stasera eh...che negli ultimi due giorni ho già passato anche troppi "alimenti" al mio stomaco, nonostante siamo al momento in causa per la separazione).
Istinto e razionalità...sono secondo me come il giorno e la notte... nati per rincorrersi fin dalla notte dei tempi e destinati a farlo per sempre, ma destinati, purtroppo per noi, a non incontrarsi mai.
Non lo trovate un pochino triste sto fatto? Che poi forse alla fine renderebbero tutti noi veramenti felici e in pace con le nostre scelte... no?
Oiche Mhait.
Istinto... razionalità, sempre un continuo riproporsi uno contro l'altro, sempre un'altalena di riflessioni, di dire "ma sì, ma no"... un dubbio costante.
Ma si sa... se la vita fosse un'avventura facile, semplice, tutta in discesa, alla fine i piccoli successi, le piccole cose della vita, i piccoli piaceri non sarebbero apprezzati, capiti e valorizzati per quello che realmente valgono, cioè TANTISSIMO, almeno per come vedo la vita io.
E allora, dato per prova provata il fatto che la nostra vita, e soprattutto in questo momento storico (P°l... fly dowm, fermiamoci qua... rientriamo nei ranghi... non montiamoci la testa...) è veramente un'ascesa, un'asperità continua, vediamo di capire cos'è che alla fine rende il nostro vivere un qualcosa di così duro e terrificante. Anche qua... forse sono andato troppo in là, giusto?
Perdonate queste mie uscite... si sa, la vecchiaia fa brutti, bruttissimi scherzi.
Tutte le difficoltà, gli alti e i bassi della nostra esistenza derivano per lo più da come ci rapportiamo a tutto quello che è il mondo là fuori.
Da come vediamo e consideriamo gli eventi che via via riempono le nostre giornate.
E da come, soprattutto reagiamo ai continui dubbi e bivi ideali che si presentano sul nostro cammino. Già...eccolo qua l'aspetto su cui penso valga la pena di parlare un po'.
L'aspetto di come affrontiamo la vita: istinto o razionalità?
Tutto...veramente tutto della nostra vita deriva da una nostra scelta deliberata di pensare, ponderaree di conseguenza, agire.
Vogliamo parlare di quando andiamo a fare la spesa al supermercato?
Persone studiano ed elaborano concetti ai più non conosciuti su come rendere un acquisto di un pacco di biscotti un qualcosa di istintivo, d'impulso...
Aspetto interessante...
Vogliamo parlare di quando abbiamo di fronte a noi la necessità di scegliere un percorso formativo, scolastico o lavorativo che a monte prevede un dovere mettere da parte ambizioni, sogni, bisogni e tutto il resto?
Mmmm...discorso affascinante e controverso, almeno per me... vedi il capitolo Erin...
Ma...veniamo ad un aspetto che personalmente è sempre stato fonte, in relazione alle mie azioni, ai miei pensieri più o meno passati di approfondite riflessioni, a voltelucide, a volte meno.
Vogliamo parlare di come istinto e/o razionalità condizionano il nostro rapportarsi con gli altri?
Già... di come quella volta avrei voluto ma non ho potuto... di quella volta in cui sarebbe stato meglio star zitti invece di dire tutta quella marea di cattiverie e/o affini... di quella volta in cui...
Insomma, la casistica è veramente ampia... giusto?
Beh... credo che comunque non esista, non ci sia, non sia stato ancora edito un volume specifico, del settore, dove viene esplicitato un codice di comportamento che codifiche il modo di agire ottimale in relazione ad ogni singola situazione dove arrivano in gioco a condizionare le nostre valutazioni l'istinto e la razionalità.
Magari lo troverò nell'uovo di Pasqua che da qui a breve andrò ad aprire... (non stasera eh...che negli ultimi due giorni ho già passato anche troppi "alimenti" al mio stomaco, nonostante siamo al momento in causa per la separazione).
Istinto e razionalità...sono secondo me come il giorno e la notte... nati per rincorrersi fin dalla notte dei tempi e destinati a farlo per sempre, ma destinati, purtroppo per noi, a non incontrarsi mai.
Non lo trovate un pochino triste sto fatto? Che poi forse alla fine renderebbero tutti noi veramenti felici e in pace con le nostre scelte... no?
Oiche Mhait.
sabato 24 marzo 2007
Un vassoio di pasticcini
Un vassoio di pasticcini.
E' stato il primo pensiero che ho avuto (e qui...non ridete... ma lo dico veramente senza far parlare la parte "ghiotta" di me stesso... provate a crederci) quando oggi pomeriggio sono uscito da dove non se se rientrerò, ne a breve, ne più in qua.
Dopo mesi e mesi di promesse, di falsità e tutto quanto ci può essere dietro un trattamento di questo genere, alla fine è arrivato cioè che mi era dovuto.
Niente di più, niente di meno.
Quello che mi era dovuto.
Ed io dico... ma che al mondo d'oggi, più una persona lavora seriamente e con impegno, più rimane al suo posto nonostante da mesi non venga dato quanto è dovuto, e più lo si deve prendere proprio là dove non batte mai il sole?
No...no è giusto. Assolutamente.
Alla fine, dopo un esaurimento nervoso (o quasi... non sono esperto del campo, ma quando ci si sente veramente annientati come in questo caso... non so che cavolo sia, ma si sta veramente ma veramente male) dilazionato a fasi alterne negli ultimi mesi, e non so cos'altro mi stia capitando in queste ultime settimane (spero alla fine sia solo stress), sono riuscito ad avere, anche con risvolti comici o per meglio dire, tragicomici, quello che mi spettava.
Niente di più e niente di meno.
Ma che mondo è questo?
Un vassoio di pasticcini... questo è stato il pensiero di oggi pomeriggio.
Mentre camminavo verso la macchina e mentre telefonavo ai miei per dare la lieta novella, forse al pari di un parto per il patimento sofferto prima di arrivare a quel momento, pensavo sempre a questo vassoio di pasticcini.
Vabbè dai, forse anche un po' della mia compenente da "buona forchetta" ha detto la sua.
Ma dopo tanto tempo avevo veramente voglia di festeggiare.
Non so...forse alla fine non è nemmeno un festeggiare... forse si dovrebbe festeggiare il primo stipendio...quello sì è da pasticcini e spumante; è stata la voglia di mettersi alle spalle un periodo, soprattutto quest'ultimo, che dal punto di vista professionale ha voluto dire solamente stress.
Nient'altro...
Un bel vassoio di paste fresche mignon, quelle che si mangiano in un sol boccone..creme, frutta, cioccolato, profumi, colori... che rimarranno nella mia mente come i pasticcini di un venerdì 23 marzo in cui ho solamente "vinto", "conquistato", "afferrato" un qualcosa che mi spettava.
Immagine golosa, lo so. Ma sono fatto così.
E così questo peso è passato.
Quando ho buttato nella pattumiera la carta con cui era inpacchettato il vassoio ho capito, realizzato in pieno il fatto di aver chiuso questo capitolo spiacevole della mia vita.
O forse lo capirò in pieno solo domani mattina quando mi sveglierò senza il pensiero di correre dietro a personaggi di basso livello per avere solamente quanto mi spetta.
E da domani, si cambia musica.
Voglio essere più sereno, più positivo e propositivo.
Questo è un gran macigno che mi sono tolto di dosso.
Oiche Mhait
E' stato il primo pensiero che ho avuto (e qui...non ridete... ma lo dico veramente senza far parlare la parte "ghiotta" di me stesso... provate a crederci) quando oggi pomeriggio sono uscito da dove non se se rientrerò, ne a breve, ne più in qua.
Dopo mesi e mesi di promesse, di falsità e tutto quanto ci può essere dietro un trattamento di questo genere, alla fine è arrivato cioè che mi era dovuto.
Niente di più, niente di meno.
Quello che mi era dovuto.
Ed io dico... ma che al mondo d'oggi, più una persona lavora seriamente e con impegno, più rimane al suo posto nonostante da mesi non venga dato quanto è dovuto, e più lo si deve prendere proprio là dove non batte mai il sole?
No...no è giusto. Assolutamente.
Alla fine, dopo un esaurimento nervoso (o quasi... non sono esperto del campo, ma quando ci si sente veramente annientati come in questo caso... non so che cavolo sia, ma si sta veramente ma veramente male) dilazionato a fasi alterne negli ultimi mesi, e non so cos'altro mi stia capitando in queste ultime settimane (spero alla fine sia solo stress), sono riuscito ad avere, anche con risvolti comici o per meglio dire, tragicomici, quello che mi spettava.
Niente di più e niente di meno.
Ma che mondo è questo?
Un vassoio di pasticcini... questo è stato il pensiero di oggi pomeriggio.
Mentre camminavo verso la macchina e mentre telefonavo ai miei per dare la lieta novella, forse al pari di un parto per il patimento sofferto prima di arrivare a quel momento, pensavo sempre a questo vassoio di pasticcini.
Vabbè dai, forse anche un po' della mia compenente da "buona forchetta" ha detto la sua.
Ma dopo tanto tempo avevo veramente voglia di festeggiare.
Non so...forse alla fine non è nemmeno un festeggiare... forse si dovrebbe festeggiare il primo stipendio...quello sì è da pasticcini e spumante; è stata la voglia di mettersi alle spalle un periodo, soprattutto quest'ultimo, che dal punto di vista professionale ha voluto dire solamente stress.
Nient'altro...
Un bel vassoio di paste fresche mignon, quelle che si mangiano in un sol boccone..creme, frutta, cioccolato, profumi, colori... che rimarranno nella mia mente come i pasticcini di un venerdì 23 marzo in cui ho solamente "vinto", "conquistato", "afferrato" un qualcosa che mi spettava.
Immagine golosa, lo so. Ma sono fatto così.
E così questo peso è passato.
Quando ho buttato nella pattumiera la carta con cui era inpacchettato il vassoio ho capito, realizzato in pieno il fatto di aver chiuso questo capitolo spiacevole della mia vita.
O forse lo capirò in pieno solo domani mattina quando mi sveglierò senza il pensiero di correre dietro a personaggi di basso livello per avere solamente quanto mi spetta.
E da domani, si cambia musica.
Voglio essere più sereno, più positivo e propositivo.
Questo è un gran macigno che mi sono tolto di dosso.
Oiche Mhait
giovedì 22 marzo 2007
Winds of May
Winds of May, that dance on the sea,
Dancing a ring-around in glee
From furrow to furrow, while overhead
The foam flies up to be garlanded,
In silvery arches spanning the air,
Saw you my true love anywhere?
Welladay! Welladay!
For the winds of May!
Love is unhappy when love is away!
J. Joyce
Stasera affido il pensiero del giorno a questo scrittore che mi ha aiutato nel tempo ad innamorarmi di una terra che pian piano mi è entrata nel cuore.
Giornata strana oggi, ricca di episodi che mi faranno andare a letto...ma non a dormire.
Avrò tanto da rielaborare stasera... andrò a letto, ma si dormirà tardi.
Anzi, credo che leggerò anche un po' prima di passare tra le braccia di Morfeo.
Oggi, episodi a parte, guardando il calendario, mi sono accorto, non all'improvviso, ma con un attimo di sorpresa che siamo oramai al secondo giorno di primavera.
Quanto scorre veloce il tempo. Forse troppo.
Mi ricordo di quando ancora scolaretto, i miei genitori e comunque tutte le persone adulte di una certa età. mi riprendevano quando esternavo il mio disappunto per come in certi momenti il tempo sembrava non passare mai. E dicevano "occhio, goditi questi momenti e quelli prossimi al meglio, in pieno, perchè da qui in avanti il tempo scorrerà in maniera incredibile, veloce. più veloce di quanto vorresti".
Ed in effetti, sembra proprio essere così.
Guardando a questo scorrere del tempo così repentino, così...boh, non so come definirlo in altro modo, a volte dico che per tutto quello che ho vissuto, che ho passato, mi devo reputare una persona veramente privilegiata e fortunata. Veramente tanto.
Vorrei solamente avere la possibilità, ogni tanto, quando lo dice il cuore, di riuscire a fermare il tempo in alcuni precisi istanti.
Per potersi fermare rispetto al correre frenetico delle nostre vite di oggi giorno, guardarsi un attimo intorno e capire, realmente, la bellezza di ogni piccolo istante della nostra vita che merita di essere vissuto fino in fondo.
Oiche Mhait
martedì 20 marzo 2007
Níl aon tintéan mar do thintéan féin.
There's no place like home.
Già...come non essere d'accordo con questa semplice ma significativa espressione della saggezza popolare? Come non esserlo...
Ma a volte brevi e semplici riflessioni come questa innescano nella nostra mente dei movimenti di pensiero ed emozioni che alla fine rendono il tutto un attimino più complesso.
Preciso... non c'è posto come la propria casa. ok. ci sto.
Ma quando ci si rende conto che "home" può avere un significato diverso diverso da quello che gli abbiamo attribuito fino ad ora, che succede?
E se questo "significato diverso" vuol dire un posto lontano giusto giusto poco più di un paio d'ore di volo con quei miracoli tecnologici messi in aria dal signor O'Leary (ora non più economici come qualche mese fa...che faccio, protesto?), allora, che succede?
E questo "posto lontano" vuole dire prendere ed andare là e ripartire da zero? Senza certezze, senza capisaldi, senza l'appoggio di chi ti ha sempre dato consigli disinteressati e preziosissimi... che succede?
Ma io, nel cuore sento che per me, "home", al momento si prende tutto il suo significato quando sono là. Là dove mi porta il cuore direbbe chi sa scrivere molto meglio di me.
E allora molto probabilmente la cosa più giusta da fare, forse egoisticamente, è quella di prendere e salire fin là.
Ma con un biglietto di sola andata, dopo tanti Return Tickets che alla fine erano veramente croce e delizia per il mio animo. Era sempre un partire con una gioia immensa nel cuore, ma anche un rientrare, lasciando quella terra, ancora una volta, triste, tristissimo. Per l'ennesima volta. Ancora.
E' sempre stato un po' come se ad un bambino piccolo regalassero un nuovo gioco, glielo fanno vedere, toccare, montare ed alla fine quando inizia a capire come funziona ed il divertimento è solo agli albori, glielo tolgono. Sensazione bruttissima.
Home... Home Sweet Home...è il nome con cui sul mio cellulare è salvato il mio numero di casa.
E quello non lo cambierò mai...perchè qua ho tutti i miei affetti, forse gli unici.
Ma... è duro ammetterlo... sento veramente che devo salire su. Per tanti motivi.
E lo farò. Non so quando, non so come, ma lo farò.
Erin Go Bragh.
There's no place like home.
Già...come non essere d'accordo con questa semplice ma significativa espressione della saggezza popolare? Come non esserlo...
Ma a volte brevi e semplici riflessioni come questa innescano nella nostra mente dei movimenti di pensiero ed emozioni che alla fine rendono il tutto un attimino più complesso.
Preciso... non c'è posto come la propria casa. ok. ci sto.
Ma quando ci si rende conto che "home" può avere un significato diverso diverso da quello che gli abbiamo attribuito fino ad ora, che succede?
E se questo "significato diverso" vuol dire un posto lontano giusto giusto poco più di un paio d'ore di volo con quei miracoli tecnologici messi in aria dal signor O'Leary (ora non più economici come qualche mese fa...che faccio, protesto?), allora, che succede?
E questo "posto lontano" vuole dire prendere ed andare là e ripartire da zero? Senza certezze, senza capisaldi, senza l'appoggio di chi ti ha sempre dato consigli disinteressati e preziosissimi... che succede?
Ma io, nel cuore sento che per me, "home", al momento si prende tutto il suo significato quando sono là. Là dove mi porta il cuore direbbe chi sa scrivere molto meglio di me.
E allora molto probabilmente la cosa più giusta da fare, forse egoisticamente, è quella di prendere e salire fin là.
Ma con un biglietto di sola andata, dopo tanti Return Tickets che alla fine erano veramente croce e delizia per il mio animo. Era sempre un partire con una gioia immensa nel cuore, ma anche un rientrare, lasciando quella terra, ancora una volta, triste, tristissimo. Per l'ennesima volta. Ancora.
E' sempre stato un po' come se ad un bambino piccolo regalassero un nuovo gioco, glielo fanno vedere, toccare, montare ed alla fine quando inizia a capire come funziona ed il divertimento è solo agli albori, glielo tolgono. Sensazione bruttissima.
Home... Home Sweet Home...è il nome con cui sul mio cellulare è salvato il mio numero di casa.
E quello non lo cambierò mai...perchè qua ho tutti i miei affetti, forse gli unici.
Ma... è duro ammetterlo... sento veramente che devo salire su. Per tanti motivi.
E lo farò. Non so quando, non so come, ma lo farò.
Erin Go Bragh.
lunedì 19 marzo 2007
Tramonti ad Ovest
In questi giorni di marzo dove il tempo a volte sembra scorrere via in maniera troppo veloce, a volte invece sembra arenarsi tra pensieri, ricordi ed idee su un futuro ancora violentemente incerto, devo dire che ho ritrovato il gusto di prendermi dei momenti solo per me.
Come stasera.
Una sera di marzo in cui di colpo sembra ritornato l'inverno, dopo che nei giorni scorsi sembrava di essere quasi quasi a Maggio.
Una sera in cui il vento di ponente picchia forte sulle coste del Tirreno: onde e schiuma sopra gli scogli, le spiagge sembrano inghiottite dall'andare e venire del moto ondoso.
Prima di muovermi "verso sud" per delle spese di routine per la casa mi sono concesso una sosta alla Baia del Quercetano a Castiglioncello. Un po' di tempo per me. Un po' di tempo da passare in solitudine con i propri pensieri.
Cosa molto...appagante.
Si scende di macchina, ci si mette un berrettino e ci si chiude la giacca a vento fin sopra il mento.
Il vento picchia forte. Fortissimo. Camminare sembra quasi difficile, le folate arrivano violente giù dalla spiaggia.
Ci si affaccia alla balaustra in metallo oramai ricoperta di salmastro. Spettacolo che appaga.
Con i colori all'orizzonte che cambiano di continuo, le nuvole che corrono veloci, come quel paese a nord che tanto amo e che porto sempre nel cuore.
E' bello fermarsi lì, per qualche istante, socchiudere gli occhi per un attimo visto che comunqe il forte vento, la pioggia ed il salmastro che sale su non permette di tenerli aperti come si dovrebbe per godere a pieno di questo spettacolare tramonto. Sì, è proprio piacevole chiudersi un attimo in se stessi, e rimanere come in balia di tutto quanto c'è intorno.
Vento che sibila, la pioggia che batte forte sul viso, il mare che urla e sbatte laggiù in fondo sugli scogli e sulla spiaggia.
Sottofondo naturale e coinvolgente alla ricerca nella mia mente, nella mia testa, di risposte ai tanti quesiti che in questi giorni affollano i miei pensieri.
Vorrei passare in quel modo tutta le sera...forse arriverei a qualcosa di concreto..
Ma...alla fine... risalendo in macchina...mi pongo questa domanda...la domanda del giorno...
è giusto trovare dentro noi stessi sempre e comunque le risposte ai nostri dubbi?
Slan.
Come stasera.
Una sera di marzo in cui di colpo sembra ritornato l'inverno, dopo che nei giorni scorsi sembrava di essere quasi quasi a Maggio.
Una sera in cui il vento di ponente picchia forte sulle coste del Tirreno: onde e schiuma sopra gli scogli, le spiagge sembrano inghiottite dall'andare e venire del moto ondoso.
Prima di muovermi "verso sud" per delle spese di routine per la casa mi sono concesso una sosta alla Baia del Quercetano a Castiglioncello. Un po' di tempo per me. Un po' di tempo da passare in solitudine con i propri pensieri.
Cosa molto...appagante.
Si scende di macchina, ci si mette un berrettino e ci si chiude la giacca a vento fin sopra il mento.
Il vento picchia forte. Fortissimo. Camminare sembra quasi difficile, le folate arrivano violente giù dalla spiaggia.
Ci si affaccia alla balaustra in metallo oramai ricoperta di salmastro. Spettacolo che appaga.
Con i colori all'orizzonte che cambiano di continuo, le nuvole che corrono veloci, come quel paese a nord che tanto amo e che porto sempre nel cuore.
E' bello fermarsi lì, per qualche istante, socchiudere gli occhi per un attimo visto che comunqe il forte vento, la pioggia ed il salmastro che sale su non permette di tenerli aperti come si dovrebbe per godere a pieno di questo spettacolare tramonto. Sì, è proprio piacevole chiudersi un attimo in se stessi, e rimanere come in balia di tutto quanto c'è intorno.
Vento che sibila, la pioggia che batte forte sul viso, il mare che urla e sbatte laggiù in fondo sugli scogli e sulla spiaggia.
Sottofondo naturale e coinvolgente alla ricerca nella mia mente, nella mia testa, di risposte ai tanti quesiti che in questi giorni affollano i miei pensieri.
Vorrei passare in quel modo tutta le sera...forse arriverei a qualcosa di concreto..
Ma...alla fine... risalendo in macchina...mi pongo questa domanda...la domanda del giorno...
è giusto trovare dentro noi stessi sempre e comunque le risposte ai nostri dubbi?
Slan.
domenica 18 marzo 2007
Iscriviti a:
Commenti (Atom)