mercoledì 11 aprile 2007

Ciao Andrea

17 anni sono pochi... sono troppo pochi per andarsene.

Domenica era Pasqua, la domenica di Pasqua... ognuno di noi in giorni come questi pensa a tutto ma mai che alla fine perderà un qualcosa di talmente importante, di unico.
La domenica di Pasqua è uno di quei giorni in cui ci si ritrova in famiglia, con gli amici, si fanno bilanci, si pensa all'estate che da qui a poco ci sarà, si progettano viaggi...si vive, semplicemente si vive.
E non si pensa che un destino talmente cattivo ci porti via qualcosa di così importante.

Domenica sera, dopo una giornata splendida, come raramente avevamo passato in famiglia, io, Marco, mamma e babbo, a pranzo tutti insieme; poi nel pomeriggio un giro in moto nella mia amata Volterra, sempre attento perchè...perchè quella è una strada brutta, scorbutica, piena di insidie. Alla sera poi un giretto sui lungarni di Pisa, per una bevuta in compagnia, con nel mezzo discorsi sulla vita, il lavoro, gli amici, gli amori, i viaggi... insomma, una giornata vissuta a pieno.

E poi il dramma, un dolore immenso, incredibile. Di quelli che ti tolgono il sonno per giorni, di quelli che ti fanno domandare perchè alla fine di ogni nostra giornata ci arrabbiamo perchè non abbiamo trovato il parcheggio vicino casa oppure perchè non siamo riusciti a fare una commissione alla posta perchè c'erano troppe persone.

Torno a casa intorno alle 3 di notte e non vedendo Marco nel suo letto in camera nostra, in mansarda, chiedo a mio babbo se fosse rimasto fuori a dormire da qualche amico.
Ma non mi ero accorto che non c'era mamma accanto a lui.
Di soprassalto mio babbo si sveglia e in mezzo al sonno mi dice che Marco e mamma sono andati a Cecina, all'ospedale perchè Andrea ha avuto un incidente in moto.
Lui non aveva notizie...Marco era arrivato a casa a mezzanotte, dopo la serata passata insieme agli amici, come si fa in questi giorni di festa, come si fa ogni primavera di questi tempi, dicendo che aveva riconosciuto la moto di Andrea in un incidente.
Passando da là, da quel maledetto incrocio, Marco ha notato questa moto, la moto di Andrea e soprattutto, in mezzo ad una pozza di sangue troppo grande, troppo grande perchè si trattasse di qualcosa di non grave, ha riconosciuto le scarpe di Andrea.
E così è corso a casa per chiedere a mamma di accompagnarlo all'ospedale per vedere se si trattava veramente di lui.
E purtroppo era lui, Andrea.
Chiamiamo allora mamma all'ospedale per sapere le condizioni, per conoscere l'entità dell'incidente.
Alla domanda di mio babbo "allora, come sta Andrea?", la risposta detta sottovoce da mamma e ripetuta da babbo sotto forma di domanda..."E morto? Non è possibile".

Io appoggiato al canterale, immobile di fronte allo specchio... al termine di una giornata in cui una cosa del genere era un qualcosa di così imponderabile... mi ripeto per minuti interminabili...
"no...non è possibile".

17 anni sono troppo pochi per andarsene, così, senza motivo, senza un perchè.
In questi casi ce la dobbiamo prendere solo ed esclusivamente con il destino.
Che mai come in questi episodi dimostra quanto sia cattivo e cieco.

E' facile dirlo... ma Andrea era veramente eccezionale.
E' un po' come se fosse uno di famiglia, un quasi fratello.
Sempre insieme con Marco, dall'asilo fino al liceo, dove insieme frequentavano il terzo anno.
Spessissimo andavano insieme al cinema, a Pasquetta sarebbero dovuti uscire insieme a tutti il gruppo.
Io li avevo accompagnati giusto una decina di giorni fa all'aeroporto per la partenza della gita di classe, Marco ed Andrea.
Un ragazzone, una roccia, un amante del basket, uno sportivo, uno studente modello.

I genitori hanno perso un figlio, una stella, un esempio per tutti i suoi amici.
Che ieri ai funerali erano in tantissimi.
Ed insieme si sono stretti insieme ai genitori per farsi forza l'uno con l'altro.

In un giorno in cui non c'era la forza per disperarsi, non c'erano parole per descrivere un dolore talmente forte da strozzarti in gola ogni parola, ogni pensiero, non c'era la voglia di guardare avanti perchè in fondo abbiamo perso un qualcosa di importante delle nostre vite, Andrea.

Gli ultimi due giorni sono stati terribili...veramente...
Da amante delle moto so quanto sia pericolo quel mezzo... da fratello di Marco che sa di aver perso il suo migliore amico e che ha lo sguardo perso nel vuoto, come quando oggi in silenzio l'ho accompagnato al cimitero con gli altri compagni di classe.

Eventi come questo, che credo purtroppo tanti di noi hanno vissuto da vicino nella propria vita, ci devono insegnare una cosa importante, tanto importante quanto semplice e forse stupida.

Vivere, vivere, vivere ogni istante della propria vita seguendo i propri sogni, spendendo ogni secondo che ci è possibile vicino alle persone che amiamo, alla propria famiglia.
Il destino alla fine, se ci chiama, non ammetterà alcun ritardo, nessuna richiesta di ripassare più avanti.
Viviamo la nostra vita al meglio, come il nostro cuore ci dice e ci chiede.

Ciao Andrea.

Pàl.

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