Stasera mi è presa male così...male...no dai, non esageriamo.
E' solo partito il classico embolo seral-musicale.
Stasera vorrei...ecco... prendere una chitarra (e nel pacchetto dove la compro è inclusa anche la possibilità di riuscire a suonarla alla grande solo impugnandola per pochi secondi...io so solo suonare i citofoni e neanche bene...) ed andarmene sulla spiaggia suonare per me, i gabbiani e le stelle.
Chi vorrà ascoltarmi lo farà, anche a migliaia di chilometri di distanza.
Tutto questo perchè...
...perchè stasera mi sono imbattuto in un brano degli Oasis che mi è piaciuto un sacco fin dal primo ascolto.
Lo so...sono inglesi... però son dei grandi perchè tifano Man City!
Chiedo venia per questa mia debolezza.
Amo gli Oasis.
Adoro questa canzone.
Invidio chi sa suonare uno strumento ma soprattutto chi sa e può cantare...
Mi vado a fare una doccia ed un balsamo.
Slàn.
Pleistascion: occhio che fra poco arriva la wishlist...
Do we really need a mirror to understand ourselves? Parole scritte in fretta...pensieri che corrono ancora più veloci. Fermatevi... fermatevi un attimo voi viaggiatori moderni. Prestate un attimo di attenzione, vogliate donarmi un breve attimo delle vostra esistenza. In cambio chiedo solo... sincerità. Vi sembra molto? Troppo? Di questi tempi...sì, avete ragione.
mercoledì 12 marzo 2008
martedì 11 marzo 2008
Dixie Chicks
Un po' di country con i fiocchi...
Dixie Chicks.
Belle e brave...che cosa chiedere di più?
Slàn.
Dixie Chicks.
Belle e brave...che cosa chiedere di più?
Slàn.
Rinascere
Ci sono tanti modi per rinascere, o meglio, "rinascere"... anche se la cultura indiana mi intriga non sono addentro a ste cose da caste et similia.
Appunto, tanti modi esistono per tornare, come dire, a vivere ancora, a riprendersi tra le mani la propria esistenza, i propri sogni, i propri affetti.
Ed io devo dire di averne provati due modi nel giro di meno di quattro-cinque giorni.
E solo dopo questi momenti si riesce a capire cosa avrebbe potuto dire perdere un qualcuno a cui si vuole bene oppure sapere di dover lasciar perdere per sempre le proprie ambizioni, i propri desideri e tutto il resto che ne consegue.
Irlanda, Dublin...mercoledì scorso. Partiamo da qua.
Mercoledì appunto era il giorno della partenza per la gita scolastica di mio fratello, delle sua e di un'altra classe alla volta di Dublin.
Lui non lo sapeva ma circa un mesetto fa, sapendo della sua gita mi ero prenotato un volo per salire insieme a loro, solo per un paio di giorni, non di più (all'epoca sapevo di essere impegnato il week-end...altro tasto dolente e situazione da rimuovere quanto prima, per la mia salute!!!) e così mercoledì accompagnandolo nella città di quel campanile venuto male e dove usano come intercalare "gaò", mi sono portato dietro la mia valigia; al momento di prendere la sua valigia non vi riesco a descrivere la faccia che ha fatto per la sorpresa di scoprire che sarei stato anche io parte della gita.
Piccole soddisfazioni...piccole gioie... un piccolo passo, il primo, per il desiderio che mi sono voluto augurare in questo 2008, ovvero riuscire a far conoscere alla mia famiglia quella terra che io amo alla follia.
Il primo, piccolo, mattoncino di questo sogno.
E non vi dico... non vi dico la mia gioia al momento dello sbarco in quel di Dublin.
Una sensazione fatta di ricordi, di memorie, momenti che nella mente erano ancora freschi dalla scorsa estate; ma in questa sensazione c'era ancora dell'altro.
Mischiati insieme, fusi, indefinibili tra loro c'erano la paura ed il terrore di scoprire che per qualche motivo il mio futuro, vuoi per il problemino di salute che ho avuto, vuoi per mancate opportunità, vuoi per qualsiasi altra ragione (ed io sono un mago nel trovarle e farmele attaccare al culo) non si potesse realizzare a breve o mai, ma anche la gioia, l'immensa gioia di essere di nuovo là.
Un segno, anche se piccolo e forse effimero, che in un qualche modo il periodo nero della malattia è, per ora, alle spalle.
Ecco...questo è stato per me, in un qualche modo rinascere. La prima volta in cinque giorni.
Scendere dall'aereo, sentire quel vento che arriva dall'ovest, a really strong westerly wind, quel vento che si affaccia sull'Irlanda delle parti di Galway, attraversa tutte le midlands e poi ricaricato come non mai spazza la capitale irlandese e tutto quello che si trova tra Dundalk e Wicklow. Fantastico.
Un vento che ti può tagliare le guance e ti può far lacrimare gli occhi da quanto è forte e teso e freddo. Ho detto può.
Perchè se ami quel paese non ti fa niente...ti accarezza e ti fa ri-sentire di nuovo a casa. E' quello che è successo a me.
E poi attraversare il nuovo terminal... minchia oh... ma quanto è lungo? quanto si deve camminare per uscire? ...arrivare poi al ritiro bagagli ed uscire da quella porta da cui lo scorsa estate vedevo arrivare centinaia di turisti che poi avrei scarrozzato in giro per Erin, salutandoli che l'acclamata e ben riuscita formula "Benvenuti in Irlanda, io sono Paolo, la vostra guida! Le toilette sono là in fondo sulla sinistra, ci vediamo non appena sarete arrivati tutti quanti di fronte al negozio della Vodafone. Di nuovo, benvenuti in Irlanda!!!.
Quanti sabato ho passato da quelle parti...
E poi risentire quell'accento, quelle facce... gli odori di onion rings ed altre amenità alimentari da fish&chips o peggio ancora...
Tutto come sempre. Come sempre.
Insomma ero alla fine di nuovo in Irlanda.
Se mi avreste chiesto quando pensavo di tornare su, fra lo scorso novembre e dicembre, beh, onestamente, avrei detto "forse mai".
Ed invece, c'ero. Ero là. Di nuovo, ancora.
Ero rinato.
Ed anche i giorni successivi sono stati una conferma... una piacevole conferma.
Ho fatto da guida al gruppo di mio fratello, a detta loro anche con buoni risultati (io non dico niente...chi si loda si imbroda), ho rivisto con grande, immenso, incredibile piacere il mitico Fabione che nel frattempo si è fatto un nuovo, incredibile appartamento. In affitto, ovvio. Ma è veramente un gran bell'appartamento.
Complimenti davvero Fabio, te l'ho detto e lo ripeto.
Cinque minuti a piedi da Temple Bar, duecento metri da Christ Church, ottanta, forse meno, dagli uffici di Abbey Tours.
Appunto... piccolo inciso...anche là ottime news.
Conferma per la prossima stagione e ci sarà qualcosa anche in aprile e maggio.
Poi da giugno si parte a fiamma... Alè.
Speriamo che la salute ci assista.
Fine dell'inciso. Era breve, no? Son di parola io. Si sa. Bah. Forse.
E poi le classiche bevute in centro, qualche pinta là, un altro paio là... cavolo quanto mi mancava quell'atmosfera. Mi mancava da morire.
E' stata breve... purtroppo.
Venerdì alle 23.30 ero di nuovo, in stra-orario, in quel di Pisa.
E poi via verso casa...con un sonno assurdo, la gioia di aver coronato un piccolo sogno e, lo ammetto, anche con una discreta fame.
Di solito però, quando si rinasce, bisogna morire prima...o no?
Chi è di voi che è espero in questo campo?
Io, come vi avevo anticipato, son rinato due volte in questi giorni.
Indi per cui dovevo per forza "morire".
Ecco, mi son sentito morire, venerdì notte, quando sono arrivato a casa, intorno a mezzanotte e mezzo l'una ed i miei genitori mi hanno detto che il nostro Duffy, il nostro canone, giusto quella stessa mattina, era scappato di casa.
Piccolo inciso: tutta colpa di una sola testa di cazzo, bastardo & figlio di buona donna che sta facendo dei lavori nell'appartamento accanto al mio e non ha voluto darmi retta nel mettere delle reti per non avere alcun problema con il cane.
Sarebbe stata una garanzia di sicurezza per noi e per i muratori che erano a lavoro.
Niente...non mi hanno voluto ascoltare. Ed il danno è arrivato.
Il problema è che questa persona è, purtroppo, uno di famiglia.
Ma io onestamente sento più "di famiglia" Duffy che non lui.
Ripeto, una miserabile testa di cazzo e persona che vale meno di zero.
Proprio non ha valore questa persona. E' più inutile dei disutili.
Che da qui in avanti non riceverà da parte mia nè il saluto nè qualsivoglia segno di amicizia.
Anzi, è già tanto che non l'ho preso tra le mani.
Mi arrabbio raramente. Ma quando lo faccio vi sconsiglio di trovarvi nei dintorni.
Insomma... potete capire come mi sentivo.
Ho passato la giornata di sabato e domenica a cercarlo per mari e monti, lungo la ferrovia e le strade di transito avendo paura di dover trovare un'amara sorpresa.
Ma in fondo, forse, sarebbe stato meglio rispetto al fatto di non sapere per sempre chi fine avesse fatto il mio amato Duffy.
Due giorni da incubo...da incubo.
Mi sentivo il cuore a pezzi...mi sentivo morire pian piano.
E con questo stato d'animo che montava non potevo far altro che perdere le poche speranze che ancora c'erano.
E pensavo che dovevo aggiornare la lista delle cose che potevano capitarmi...questa proprio sfuggiva anche alla mia pur fervida immaginazione.
Avevamo messo anche l'annuncio per ritrovarlo sul Tirreno, nell'edizione locale.
Buffo... tanto per confermare il fatto che ultimamente la dea della fortuna si è dimenticata di quelli che vivono al 26 di Via Berlinguer, il Tirreno aveva anche sbagliato il numero di telefono per contattarci.
La sera di domenica, così, tanto per provarle tutte mi ero messo a fare un volantino da attaccare in tutta Rosignano e Castiglioncello.
Ultimo, disperato tentativo.
Così ieri, alle 7.30 ho iniziato a fare il giro del Comune per mettere questi cartelli: sul mare, alle edicole, agli uffici postali, al mercato settimanale...ne ho messi una trentina, forse più.
Ma onestamente, dentro di me, non ero molto ottimista. Anzi.
E poi...e poi alle quindici e trenta di ieri una telefonata...un pescatore del porto Cala de' Medici di Rosignano... ha visto uno dei volantini messi proprio all'ingresso del porto... dice di aver visto la mattina, al rientro dalla pesca, un cane nero in mezzo agli scogli della diga, sotto la piattaforma degli elicotteri.
Mi dice potrebbe essere lui. Dice ogni tanto di riuscire a vederlo ancora.
Non faccio in tempo a rimettere giù, a mettermi le scarpe, prendere il guinzaglio e salire in macchina.
Non so quanto tempo c'ho messo... ma per arrivare al porto è stato più breve che bere un mezzo bicchiere d'acqua.
Arrivare là, parcheggiare, camminare fino alla diga e poi vedere Duffy che scattava fuori dagli scogli. E poi lui che mi saltava addosso.
Tutt'uno. Pochi secondi, tanti minuti. Non lo so quanto è durato tutto questo.
Avevo perso la cognizione del tempo e dello spazio.
Ma riabbracciare Duffy...ragazzi... una delle gioie più incredibili della mia vita.
Veramente.
All'inizio non ci credevo neanche io...non ci credevo.
Mi sembrava uno di quei tanti sogni che avevo fatto fra sabato e domenica notte in cui vedevo Duffy che tornava a casa e che si faceva fare di nuovo le coccole.
Mi sembrava un sogno. Ed invece era tutto vero. Tutto vero.
Duffy era tornato tra noi.
Tremava...tremava come una foglia.
L'ho abbracciato per qualche minuto. Poco o tanto tempo non lo so.
Non lo avrei più lasciato.
Ecco, quello è stato il momento in cui ho capito che non era un sogno.
Ed ho anche sentito quella strana sensazione in cui capisci di essere rinato.
Di nuovo.
Ragazzi, quanto è bello rinascere.
Ma da qui in avanti lo farò più di rado...almeno quello addetto a tutta sta faccenda si scorderà che si deve anche "rimorire" prima di poter provare quelle gioie.
Per la cronaca oggi ho realizzato il tempo di 47'44".
Sarà stata la gioia di ieri, o forse il bel ponente che spirava oggi e che faceva spruzzare il mare a forza7 fin sopra la passeggiata.
Chissà...
Slàn.
Appunto, tanti modi esistono per tornare, come dire, a vivere ancora, a riprendersi tra le mani la propria esistenza, i propri sogni, i propri affetti.
Ed io devo dire di averne provati due modi nel giro di meno di quattro-cinque giorni.
E solo dopo questi momenti si riesce a capire cosa avrebbe potuto dire perdere un qualcuno a cui si vuole bene oppure sapere di dover lasciar perdere per sempre le proprie ambizioni, i propri desideri e tutto il resto che ne consegue.
Irlanda, Dublin...mercoledì scorso. Partiamo da qua.
Mercoledì appunto era il giorno della partenza per la gita scolastica di mio fratello, delle sua e di un'altra classe alla volta di Dublin.
Lui non lo sapeva ma circa un mesetto fa, sapendo della sua gita mi ero prenotato un volo per salire insieme a loro, solo per un paio di giorni, non di più (all'epoca sapevo di essere impegnato il week-end...altro tasto dolente e situazione da rimuovere quanto prima, per la mia salute!!!) e così mercoledì accompagnandolo nella città di quel campanile venuto male e dove usano come intercalare "gaò", mi sono portato dietro la mia valigia; al momento di prendere la sua valigia non vi riesco a descrivere la faccia che ha fatto per la sorpresa di scoprire che sarei stato anche io parte della gita.
Piccole soddisfazioni...piccole gioie... un piccolo passo, il primo, per il desiderio che mi sono voluto augurare in questo 2008, ovvero riuscire a far conoscere alla mia famiglia quella terra che io amo alla follia.
Il primo, piccolo, mattoncino di questo sogno.
E non vi dico... non vi dico la mia gioia al momento dello sbarco in quel di Dublin.
Una sensazione fatta di ricordi, di memorie, momenti che nella mente erano ancora freschi dalla scorsa estate; ma in questa sensazione c'era ancora dell'altro.
Mischiati insieme, fusi, indefinibili tra loro c'erano la paura ed il terrore di scoprire che per qualche motivo il mio futuro, vuoi per il problemino di salute che ho avuto, vuoi per mancate opportunità, vuoi per qualsiasi altra ragione (ed io sono un mago nel trovarle e farmele attaccare al culo) non si potesse realizzare a breve o mai, ma anche la gioia, l'immensa gioia di essere di nuovo là.
Un segno, anche se piccolo e forse effimero, che in un qualche modo il periodo nero della malattia è, per ora, alle spalle.
Ecco...questo è stato per me, in un qualche modo rinascere. La prima volta in cinque giorni.
Scendere dall'aereo, sentire quel vento che arriva dall'ovest, a really strong westerly wind, quel vento che si affaccia sull'Irlanda delle parti di Galway, attraversa tutte le midlands e poi ricaricato come non mai spazza la capitale irlandese e tutto quello che si trova tra Dundalk e Wicklow. Fantastico.
Un vento che ti può tagliare le guance e ti può far lacrimare gli occhi da quanto è forte e teso e freddo. Ho detto può.
Perchè se ami quel paese non ti fa niente...ti accarezza e ti fa ri-sentire di nuovo a casa. E' quello che è successo a me.
E poi attraversare il nuovo terminal... minchia oh... ma quanto è lungo? quanto si deve camminare per uscire? ...arrivare poi al ritiro bagagli ed uscire da quella porta da cui lo scorsa estate vedevo arrivare centinaia di turisti che poi avrei scarrozzato in giro per Erin, salutandoli che l'acclamata e ben riuscita formula "Benvenuti in Irlanda, io sono Paolo, la vostra guida! Le toilette sono là in fondo sulla sinistra, ci vediamo non appena sarete arrivati tutti quanti di fronte al negozio della Vodafone. Di nuovo, benvenuti in Irlanda!!!.
Quanti sabato ho passato da quelle parti...
E poi risentire quell'accento, quelle facce... gli odori di onion rings ed altre amenità alimentari da fish&chips o peggio ancora...
Tutto come sempre. Come sempre.
Insomma ero alla fine di nuovo in Irlanda.
Se mi avreste chiesto quando pensavo di tornare su, fra lo scorso novembre e dicembre, beh, onestamente, avrei detto "forse mai".
Ed invece, c'ero. Ero là. Di nuovo, ancora.
Ero rinato.
Ed anche i giorni successivi sono stati una conferma... una piacevole conferma.
Ho fatto da guida al gruppo di mio fratello, a detta loro anche con buoni risultati (io non dico niente...chi si loda si imbroda), ho rivisto con grande, immenso, incredibile piacere il mitico Fabione che nel frattempo si è fatto un nuovo, incredibile appartamento. In affitto, ovvio. Ma è veramente un gran bell'appartamento.
Complimenti davvero Fabio, te l'ho detto e lo ripeto.
Cinque minuti a piedi da Temple Bar, duecento metri da Christ Church, ottanta, forse meno, dagli uffici di Abbey Tours.
Appunto... piccolo inciso...anche là ottime news.
Conferma per la prossima stagione e ci sarà qualcosa anche in aprile e maggio.
Poi da giugno si parte a fiamma... Alè.
Speriamo che la salute ci assista.
Fine dell'inciso. Era breve, no? Son di parola io. Si sa. Bah. Forse.
E poi le classiche bevute in centro, qualche pinta là, un altro paio là... cavolo quanto mi mancava quell'atmosfera. Mi mancava da morire.
E' stata breve... purtroppo.
Venerdì alle 23.30 ero di nuovo, in stra-orario, in quel di Pisa.
E poi via verso casa...con un sonno assurdo, la gioia di aver coronato un piccolo sogno e, lo ammetto, anche con una discreta fame.
Di solito però, quando si rinasce, bisogna morire prima...o no?
Chi è di voi che è espero in questo campo?
Io, come vi avevo anticipato, son rinato due volte in questi giorni.
Indi per cui dovevo per forza "morire".
Ecco, mi son sentito morire, venerdì notte, quando sono arrivato a casa, intorno a mezzanotte e mezzo l'una ed i miei genitori mi hanno detto che il nostro Duffy, il nostro canone, giusto quella stessa mattina, era scappato di casa.
Piccolo inciso: tutta colpa di una sola testa di cazzo, bastardo & figlio di buona donna che sta facendo dei lavori nell'appartamento accanto al mio e non ha voluto darmi retta nel mettere delle reti per non avere alcun problema con il cane.
Sarebbe stata una garanzia di sicurezza per noi e per i muratori che erano a lavoro.
Niente...non mi hanno voluto ascoltare. Ed il danno è arrivato.
Il problema è che questa persona è, purtroppo, uno di famiglia.
Ma io onestamente sento più "di famiglia" Duffy che non lui.
Ripeto, una miserabile testa di cazzo e persona che vale meno di zero.
Proprio non ha valore questa persona. E' più inutile dei disutili.
Che da qui in avanti non riceverà da parte mia nè il saluto nè qualsivoglia segno di amicizia.
Anzi, è già tanto che non l'ho preso tra le mani.
Mi arrabbio raramente. Ma quando lo faccio vi sconsiglio di trovarvi nei dintorni.
Insomma... potete capire come mi sentivo.
Ho passato la giornata di sabato e domenica a cercarlo per mari e monti, lungo la ferrovia e le strade di transito avendo paura di dover trovare un'amara sorpresa.
Ma in fondo, forse, sarebbe stato meglio rispetto al fatto di non sapere per sempre chi fine avesse fatto il mio amato Duffy.
Due giorni da incubo...da incubo.
Mi sentivo il cuore a pezzi...mi sentivo morire pian piano.
E con questo stato d'animo che montava non potevo far altro che perdere le poche speranze che ancora c'erano.
E pensavo che dovevo aggiornare la lista delle cose che potevano capitarmi...questa proprio sfuggiva anche alla mia pur fervida immaginazione.
Avevamo messo anche l'annuncio per ritrovarlo sul Tirreno, nell'edizione locale.
Buffo... tanto per confermare il fatto che ultimamente la dea della fortuna si è dimenticata di quelli che vivono al 26 di Via Berlinguer, il Tirreno aveva anche sbagliato il numero di telefono per contattarci.
La sera di domenica, così, tanto per provarle tutte mi ero messo a fare un volantino da attaccare in tutta Rosignano e Castiglioncello.
Ultimo, disperato tentativo.
Così ieri, alle 7.30 ho iniziato a fare il giro del Comune per mettere questi cartelli: sul mare, alle edicole, agli uffici postali, al mercato settimanale...ne ho messi una trentina, forse più.
Ma onestamente, dentro di me, non ero molto ottimista. Anzi.
E poi...e poi alle quindici e trenta di ieri una telefonata...un pescatore del porto Cala de' Medici di Rosignano... ha visto uno dei volantini messi proprio all'ingresso del porto... dice di aver visto la mattina, al rientro dalla pesca, un cane nero in mezzo agli scogli della diga, sotto la piattaforma degli elicotteri.
Mi dice potrebbe essere lui. Dice ogni tanto di riuscire a vederlo ancora.
Non faccio in tempo a rimettere giù, a mettermi le scarpe, prendere il guinzaglio e salire in macchina.
Non so quanto tempo c'ho messo... ma per arrivare al porto è stato più breve che bere un mezzo bicchiere d'acqua.
Arrivare là, parcheggiare, camminare fino alla diga e poi vedere Duffy che scattava fuori dagli scogli. E poi lui che mi saltava addosso.
Tutt'uno. Pochi secondi, tanti minuti. Non lo so quanto è durato tutto questo.
Avevo perso la cognizione del tempo e dello spazio.
Ma riabbracciare Duffy...ragazzi... una delle gioie più incredibili della mia vita.
Veramente.
All'inizio non ci credevo neanche io...non ci credevo.
Mi sembrava uno di quei tanti sogni che avevo fatto fra sabato e domenica notte in cui vedevo Duffy che tornava a casa e che si faceva fare di nuovo le coccole.
Mi sembrava un sogno. Ed invece era tutto vero. Tutto vero.
Duffy era tornato tra noi.
Tremava...tremava come una foglia.
L'ho abbracciato per qualche minuto. Poco o tanto tempo non lo so.
Non lo avrei più lasciato.
Ecco, quello è stato il momento in cui ho capito che non era un sogno.
Ed ho anche sentito quella strana sensazione in cui capisci di essere rinato.
Di nuovo.
Ragazzi, quanto è bello rinascere.
Ma da qui in avanti lo farò più di rado...almeno quello addetto a tutta sta faccenda si scorderà che si deve anche "rimorire" prima di poter provare quelle gioie.
Per la cronaca oggi ho realizzato il tempo di 47'44".
Sarà stata la gioia di ieri, o forse il bel ponente che spirava oggi e che faceva spruzzare il mare a forza7 fin sopra la passeggiata.
Chissà...
Slàn.
mercoledì 5 marzo 2008
A fra poco...
Se tutto va come deve, e se giove-pluvio-eolo non ci mettono lo zampino fra poco si parte.
Strane emozioni, strane sensazioni.
Slàn.
Strane emozioni, strane sensazioni.
Slàn.
lunedì 3 marzo 2008
27
Da circa quaranti minuti, 27 anni fa, veniva al mondo, purtroppo in quella città con il campanile venuto male, il sottoscritto.
Mamma mia...chissà che spavento l'ostetrica e l'infermiera quando mi hanno visto venire alla luce...e ci metto anche la mia mamma...che poverina...l'ho fatta patire e tribolare un bel po' (un paio di mesi di ospedale e flebo).
Sperava, credo onestamente, in qualcosa di meglio.
Però da piccino ero un bel bambino...chi ha visto i foto-ritratti che tappezzano casa di nonna lo sa. Non dico mai le bugie. IO.
Poi col tempo mi sono un attimo rovinato...solo un attimo.
Ed il risultato di tutto, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
27 anni...e sentirli.
Vabbè.
Mi posso fare un augurio? Tanto il regalo me lo sono fatto.
E si sa, i regali fatti "per conto proprio a noi stessi medesimi" sono quelli meglio.
Dico bene o dico giusto?
Sparo alto...lo so. Ma ogni tanto bisogna osare.
Mi auguro solamente di tornare a vivere una vita "normale" e di poter, o almeno provare, a realizzare i miei sogni.
Tutto qua.
Sarebbe un regalo da sogno. Appunto.
La-breithe mhaith agat Pàl!
Slàn.
Mamma mia...chissà che spavento l'ostetrica e l'infermiera quando mi hanno visto venire alla luce...e ci metto anche la mia mamma...che poverina...l'ho fatta patire e tribolare un bel po' (un paio di mesi di ospedale e flebo).
Sperava, credo onestamente, in qualcosa di meglio.
Però da piccino ero un bel bambino...chi ha visto i foto-ritratti che tappezzano casa di nonna lo sa. Non dico mai le bugie. IO.
Poi col tempo mi sono un attimo rovinato...solo un attimo.
Ed il risultato di tutto, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
27 anni...e sentirli.
Vabbè.
Mi posso fare un augurio? Tanto il regalo me lo sono fatto.
E si sa, i regali fatti "per conto proprio a noi stessi medesimi" sono quelli meglio.
Dico bene o dico giusto?
Sparo alto...lo so. Ma ogni tanto bisogna osare.
Mi auguro solamente di tornare a vivere una vita "normale" e di poter, o almeno provare, a realizzare i miei sogni.
Tutto qua.
Sarebbe un regalo da sogno. Appunto.
La-breithe mhaith agat Pàl!
Slàn.
domenica 2 marzo 2008
I propri limiti, nuovi limiti
L'altro giorno ho avuto il grande, immenso piacere di sentire per telefono il mitico Davide, che ogni tanto mi onora dei suoi preziosi ed affettuosi interventi su questo blog. Quindi in qualche modo lo conoscete un po' anche voi.
E abbiamo parlato, visto che anche lui viene da un periodo di recupero fisico, dei propri limiti, dei propri momenti in cui ci si misura per capire come stiamo fisicamente e sotto l'aspetto dell'umore e della psiche.
Ma non abbiamo parlato di questi limiti standard, quelli che siamo abituati a conoscere, sempre e comunque, che siamo abituati a misurare a "cose pari", cioè quando tutto va bene ed è ok.
No.
Abbiamo parlato di quei nuovi limiti personali che dobbiamo andare a scoprire e conquistare quando per un motivo o per un altro siamo costretti a ripartire da zero.
Ripartire da zero appunto.
Quando per uno come me, e chi mi conosce lo sa, anche se al primo sguardo non si direbbe, amante dello sport in tutte le sue sfumature, che per un disgraziato momento di debolezza del mio organismo, mi sono ritrovato a "ripartire da zero".
Che cosa vuol dire questo? ...direte voi...
Vuol dire che c'è stato un momento nelle settimane, nei mesi scorsi in cui rispondere al telefono era una paura più grande del dolore che provavo nel cuore (che era immenso) ed anche uscire per andare a comprare il pane o il giornale era una fatica ed uno sforzo fuori dalla mia portata.
Ecco, quello è stato il mio "momento zero".
E' un po' come quando, al vostro videogame preferito, avete tutta una serie di record (nel mio caso, una "vita normale") e d'un tratto dovete cancellare tutto.
Zac, un colpo di polpastrello e tutto quello che c'è stato prima non esiste più.
Via, da capo, si riparte da zero, nuovi scenari, nuovi orizzonti.
E allora si devono riprogrammare tante situazioni.
Ed i nuovi traguardi vanno rimessi a fuoco, ricalibrati. Ripensati.
E così, a quasi 27 anni ci si ritrova una domenica ad uscire per andare a comprare il pane ed il giornale, laggiù, in piazza, una distanza che per settimane sembrava infinita. Questo succedeva poco prima della fine dello scorso anno, giusto tre mesi fa.
E così, appena rientrato a casa, ci si ritrova, sempre a quasi 27 anni (oh, era la stessa giornata,ero solo invecchiato di qualche ora...) a piangere come un bambino per la contentezza di essere riusciti nell'impresa. Già, l'impresa.
Comprare il pane ed il giornale.
E mi ricorderò sempre quel giorno, una telefonata, con un'amica lontana.
Anche quella, un'altra impresa.
Ed ora, adesso, i nuovi limiti sono quasi tutti rimessi a fuoco, qualcuno è già stato raggiunto, come tornare a portare in giro dei gruppi dopo mesi.
Ed è andata bene.
Mercoledì farò un altro passo, tornerò su a Dublin.
Solo per due giorni, solo per una "boccata d'ossigeno", come qualcuno mi ha suggerito oggi (a proposito...non si commenta più il blog?).
Solo per sentirmi vivo, di nuovo, ancora.
Nuovi limiti... diciamo che sono sulla buona strada per provare a rimettere al loro posto tutti i miei "record".
Ma ogni giorno è una nuova scoperta del proprio corpo, della propria mente, che volente o nolente, alla fine, dallo scorso mese di novembre, sono cambiati. Ed anche tanto.
Dovrò solamente essere bravo abbastanza a far pendere dalla mia parte questa situazione, trovando la forza nel mio cuore, nella mia mente e nei miei pensieri sufficiente a farmi superare anche questa.
O affogavo o provavo a nuotare.
Io son del segno dei pesci...
Stamani mi sono messo a fare la lucertola sul mare... si stava proprio bene.
Con la faccia al sole, un leggero scirocco tiepido, seduto sul muretto vicino al fungo dei Canottieri, mi sono messo a guardare il mare "in scaduta" dopo la mareggiata di ieri...ed ho avuto modo di godermi un po' delle evoluzioni di alcuni surfisti che in attesa dell'onda giusta se ne stavano a mollo davanti al Lillatro con le loro tute nere a mo' di tante foche in attesa di chissà cosa.
Spettacolo buffo.
Questi quaranta minuti di "lucertolata" al solicchio mi hanno fatto venire in mente una malsana idea.
O meglio... una serie di malsane idee.
Tutta colpa dello scirocco forse.
Ve ne parlerò a breve.
Buona notte. A tutti.
Slàn.
E abbiamo parlato, visto che anche lui viene da un periodo di recupero fisico, dei propri limiti, dei propri momenti in cui ci si misura per capire come stiamo fisicamente e sotto l'aspetto dell'umore e della psiche.
Ma non abbiamo parlato di questi limiti standard, quelli che siamo abituati a conoscere, sempre e comunque, che siamo abituati a misurare a "cose pari", cioè quando tutto va bene ed è ok.
No.
Abbiamo parlato di quei nuovi limiti personali che dobbiamo andare a scoprire e conquistare quando per un motivo o per un altro siamo costretti a ripartire da zero.
Ripartire da zero appunto.
Quando per uno come me, e chi mi conosce lo sa, anche se al primo sguardo non si direbbe, amante dello sport in tutte le sue sfumature, che per un disgraziato momento di debolezza del mio organismo, mi sono ritrovato a "ripartire da zero".
Che cosa vuol dire questo? ...direte voi...
Vuol dire che c'è stato un momento nelle settimane, nei mesi scorsi in cui rispondere al telefono era una paura più grande del dolore che provavo nel cuore (che era immenso) ed anche uscire per andare a comprare il pane o il giornale era una fatica ed uno sforzo fuori dalla mia portata.
Ecco, quello è stato il mio "momento zero".
E' un po' come quando, al vostro videogame preferito, avete tutta una serie di record (nel mio caso, una "vita normale") e d'un tratto dovete cancellare tutto.
Zac, un colpo di polpastrello e tutto quello che c'è stato prima non esiste più.
Via, da capo, si riparte da zero, nuovi scenari, nuovi orizzonti.
E allora si devono riprogrammare tante situazioni.
Ed i nuovi traguardi vanno rimessi a fuoco, ricalibrati. Ripensati.
E così, a quasi 27 anni ci si ritrova una domenica ad uscire per andare a comprare il pane ed il giornale, laggiù, in piazza, una distanza che per settimane sembrava infinita. Questo succedeva poco prima della fine dello scorso anno, giusto tre mesi fa.
E così, appena rientrato a casa, ci si ritrova, sempre a quasi 27 anni (oh, era la stessa giornata,ero solo invecchiato di qualche ora...) a piangere come un bambino per la contentezza di essere riusciti nell'impresa. Già, l'impresa.
Comprare il pane ed il giornale.
E mi ricorderò sempre quel giorno, una telefonata, con un'amica lontana.
Anche quella, un'altra impresa.
Ed ora, adesso, i nuovi limiti sono quasi tutti rimessi a fuoco, qualcuno è già stato raggiunto, come tornare a portare in giro dei gruppi dopo mesi.
Ed è andata bene.
Mercoledì farò un altro passo, tornerò su a Dublin.
Solo per due giorni, solo per una "boccata d'ossigeno", come qualcuno mi ha suggerito oggi (a proposito...non si commenta più il blog?).
Solo per sentirmi vivo, di nuovo, ancora.
Nuovi limiti... diciamo che sono sulla buona strada per provare a rimettere al loro posto tutti i miei "record".
Ma ogni giorno è una nuova scoperta del proprio corpo, della propria mente, che volente o nolente, alla fine, dallo scorso mese di novembre, sono cambiati. Ed anche tanto.
Dovrò solamente essere bravo abbastanza a far pendere dalla mia parte questa situazione, trovando la forza nel mio cuore, nella mia mente e nei miei pensieri sufficiente a farmi superare anche questa.
O affogavo o provavo a nuotare.
Io son del segno dei pesci...
Stamani mi sono messo a fare la lucertola sul mare... si stava proprio bene.
Con la faccia al sole, un leggero scirocco tiepido, seduto sul muretto vicino al fungo dei Canottieri, mi sono messo a guardare il mare "in scaduta" dopo la mareggiata di ieri...ed ho avuto modo di godermi un po' delle evoluzioni di alcuni surfisti che in attesa dell'onda giusta se ne stavano a mollo davanti al Lillatro con le loro tute nere a mo' di tante foche in attesa di chissà cosa.
Spettacolo buffo.
Questi quaranta minuti di "lucertolata" al solicchio mi hanno fatto venire in mente una malsana idea.
O meglio... una serie di malsane idee.
Tutta colpa dello scirocco forse.
Ve ne parlerò a breve.
Buona notte. A tutti.
Slàn.
sabato 1 marzo 2008
Meno di 49'
Piccole ma gratificanti soddisfazioni.
Nel piccolo piano di recupero psico fisico che mi sono dato nelle scorse settimane una gran bella importanza ricade sull'attività fisica.
Mi pare che ne avevo parlato qualche tempo forse.
Ecco, tutti i giorni, tempi e malanni permettendo mi concedo una bella camminata a passo svelto sul lungomare in direzione Castiglioncello, passando per il nuovo porto Cala de' Medici.
Diciamo che senza dubbio gli scorci invogliano ad andare a fare questi due passi "veloci" ed intensi.
Oggi devo essere sincero ero un po' titubante sull'andare o meno visto che comunque il meteo non era dei migliori e soprattutto l'umore era veramente sotto la suola delle mie scarpe.
Poi la svolta.
Sono andato a fare un giretto ai Circolo Canottieri per vedere mio fratello che giocava a tennis (...e stranamente ha vinto... boh... si vede che proprio sta giornata era molto particolare) e prima di tornarmene a casa ho fatto una capatina sul mare, oggi in tempesta per un ponente bello potente e teso.
Cavolo mi son detto... non mi posso perdere la chance di fare la mia passeggiata-corsetta con una cornice così ispirante, così particolare.
Così sono schizzato a casa, rapido parcheggio proprio sotto casa (un miracolo di sabato alle 5 di pomeriggio...un autentico miracolo) e via a mettermi la tenuta da jogging.
Pantaloncino verde (strano eh), calzettoncino tennis bianco, maglia tecnica e sopra giacchino antivento nero fine che affina, cronometro strategico in mano, chiavi del portone in tasca e via, si parte.
Ritmo lento all'inizio per poi aumentare dopo.
Venivo da un paio di giorni di attività dopo essere stato fermo quasi dieci giorni causa gite, malanni & affini, e forse, ero un attimo in debito di ossigeno ma in compenso ricco di acido lattico negli arti inferiori.
Già scendendo da P.za Monte alla Rena e poi arrivando al porticciolo il vento, il ponentino, si faceva decisamente sentire ma quando poi sono arrivato a Crepatura....ah... che goduria! Pura goduria!
Vento tesissimo, vento in faccia, mare in tempesta, onde arrabbiate, salmastro nell'aria, iodio sulla pelle e sulle labbra.
Sapori che non si possono descrivere...solo chi è "di mare" può capire.
Ecco perchè oggi dovevo andare...non potevo mancare un pomeriggio così.
E nel frattempo la giacchina nera garrisce al vento quasi fosse una bandiera... via via il ritmo aumenta, ed in un batter d'occhio sono ai Pungenti, poi Bagni Salvadori e alla fine arrivo alle scale che scendono giù dal cinema di Castiglioncello.
Punto di riferimento per i tempi e giro di boa per ancora qualche giorno prima di allungare il percorso fino al Ciucheba o oltre, vedremo fra un po': dò un occhio al time e vedo che sono un pochino sopra il mio tempo migliore delle scorse settimane, ovvero 25 minuti e spiccioli. Di solito arrivavo a 24' e 30''.
Insomma, non mi potevo lamentare dai.
E via allora, si ritorna indietro, verso casa, sperando di fare meno di 51 minuti che è il mio tempo standard per questa distanza.
E tornando verso casa, come lessie, sento con molto piacere che il ritmo può aumentare senza troppo soffrire...ma soprattutto, e non so perchè, riesco a godermi quello che ho intorno ancora meglio, in maniera più forte.
E' prodigioso come il soffiare del vento negli orecchi, unito al rumore assordante, a volte, delle onde che si infrangono sugli scogli, possa aiutare la mente a portare in superficie pensieri positivi e belli ed allo stesso tempo mettere in disparte quelli neri, negativi.
O al massimo mette la testolina in un mood neutro, senza alti e bassi, quasi in un atmosfera ovattata che riesce comunque a tener lontano quello che si deve tener lontano.
Via...passo passo... ogni tanto qualche "morso" alle caviglie per via dell'acido lattico... ma la gamba tiene tutto sommato.
Di nuovo dal porticciolo, poi su in P.za Monte alla Rena di nuovo e da lì poi sono circa un minuto o poco più per arrivare a casa...al portone di fronte alla farmacia.
Là...zac... un ultimo passo sugli scalini e sono arrivato.
Il tempo di dare un rapido e furtivo sguardo al time...e... cavolo!
Ma sono meno... sono meno di 49'!
48' 57''.
Record stagionale.
Si vede proprio che oggi dovevo andare a correre.
Nelle gambe c'era una buona lena.
Piccole, effimere ma gratificanti soddisfazioni.
Ed oggi ho capito una cosa... cioè, più che altro è stata una conferma.
Senza mare non posso stare.
No, non ci riesco proprio.
E' un compagno di cui proprio sento il bisogno, nei momenti di gioia, di sconforto e di fatica.
Sempre. Non tradisce mai.
Che sia Mediterrano, Tirreno...o Oceano Atlantico, ho bisogno di sentire un po' di salmastro sulle mie labbra.
E stasera, ad essere sincero, non disdegnerei neanche un po' di coccole femminili.
No, lo ammetto. Ne avrei proprio tanto ma tanto bisogno.
Slàn.
Nel piccolo piano di recupero psico fisico che mi sono dato nelle scorse settimane una gran bella importanza ricade sull'attività fisica.
Mi pare che ne avevo parlato qualche tempo forse.
Ecco, tutti i giorni, tempi e malanni permettendo mi concedo una bella camminata a passo svelto sul lungomare in direzione Castiglioncello, passando per il nuovo porto Cala de' Medici.
Diciamo che senza dubbio gli scorci invogliano ad andare a fare questi due passi "veloci" ed intensi.
Oggi devo essere sincero ero un po' titubante sull'andare o meno visto che comunque il meteo non era dei migliori e soprattutto l'umore era veramente sotto la suola delle mie scarpe.
Poi la svolta.
Sono andato a fare un giretto ai Circolo Canottieri per vedere mio fratello che giocava a tennis (...e stranamente ha vinto... boh... si vede che proprio sta giornata era molto particolare) e prima di tornarmene a casa ho fatto una capatina sul mare, oggi in tempesta per un ponente bello potente e teso.
Cavolo mi son detto... non mi posso perdere la chance di fare la mia passeggiata-corsetta con una cornice così ispirante, così particolare.
Così sono schizzato a casa, rapido parcheggio proprio sotto casa (un miracolo di sabato alle 5 di pomeriggio...un autentico miracolo) e via a mettermi la tenuta da jogging.
Pantaloncino verde (strano eh), calzettoncino tennis bianco, maglia tecnica e sopra giacchino antivento nero fine che affina, cronometro strategico in mano, chiavi del portone in tasca e via, si parte.
Ritmo lento all'inizio per poi aumentare dopo.
Venivo da un paio di giorni di attività dopo essere stato fermo quasi dieci giorni causa gite, malanni & affini, e forse, ero un attimo in debito di ossigeno ma in compenso ricco di acido lattico negli arti inferiori.
Già scendendo da P.za Monte alla Rena e poi arrivando al porticciolo il vento, il ponentino, si faceva decisamente sentire ma quando poi sono arrivato a Crepatura....ah... che goduria! Pura goduria!
Vento tesissimo, vento in faccia, mare in tempesta, onde arrabbiate, salmastro nell'aria, iodio sulla pelle e sulle labbra.
Sapori che non si possono descrivere...solo chi è "di mare" può capire.
Ecco perchè oggi dovevo andare...non potevo mancare un pomeriggio così.
E nel frattempo la giacchina nera garrisce al vento quasi fosse una bandiera... via via il ritmo aumenta, ed in un batter d'occhio sono ai Pungenti, poi Bagni Salvadori e alla fine arrivo alle scale che scendono giù dal cinema di Castiglioncello.
Punto di riferimento per i tempi e giro di boa per ancora qualche giorno prima di allungare il percorso fino al Ciucheba o oltre, vedremo fra un po': dò un occhio al time e vedo che sono un pochino sopra il mio tempo migliore delle scorse settimane, ovvero 25 minuti e spiccioli. Di solito arrivavo a 24' e 30''.
Insomma, non mi potevo lamentare dai.
E via allora, si ritorna indietro, verso casa, sperando di fare meno di 51 minuti che è il mio tempo standard per questa distanza.
E tornando verso casa, come lessie, sento con molto piacere che il ritmo può aumentare senza troppo soffrire...ma soprattutto, e non so perchè, riesco a godermi quello che ho intorno ancora meglio, in maniera più forte.
E' prodigioso come il soffiare del vento negli orecchi, unito al rumore assordante, a volte, delle onde che si infrangono sugli scogli, possa aiutare la mente a portare in superficie pensieri positivi e belli ed allo stesso tempo mettere in disparte quelli neri, negativi.
O al massimo mette la testolina in un mood neutro, senza alti e bassi, quasi in un atmosfera ovattata che riesce comunque a tener lontano quello che si deve tener lontano.
Via...passo passo... ogni tanto qualche "morso" alle caviglie per via dell'acido lattico... ma la gamba tiene tutto sommato.
Di nuovo dal porticciolo, poi su in P.za Monte alla Rena di nuovo e da lì poi sono circa un minuto o poco più per arrivare a casa...al portone di fronte alla farmacia.
Là...zac... un ultimo passo sugli scalini e sono arrivato.
Il tempo di dare un rapido e furtivo sguardo al time...e... cavolo!
Ma sono meno... sono meno di 49'!
48' 57''.
Record stagionale.
Si vede proprio che oggi dovevo andare a correre.
Nelle gambe c'era una buona lena.
Piccole, effimere ma gratificanti soddisfazioni.
Ed oggi ho capito una cosa... cioè, più che altro è stata una conferma.
Senza mare non posso stare.
No, non ci riesco proprio.
E' un compagno di cui proprio sento il bisogno, nei momenti di gioia, di sconforto e di fatica.
Sempre. Non tradisce mai.
Che sia Mediterrano, Tirreno...o Oceano Atlantico, ho bisogno di sentire un po' di salmastro sulle mie labbra.
E stasera, ad essere sincero, non disdegnerei neanche un po' di coccole femminili.
No, lo ammetto. Ne avrei proprio tanto ma tanto bisogno.
Slàn.
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