Se solo stasera ci fossero quei fulmini tipici dei temporali estivi che arrivano ad illuminare il soffitto di qua, passando tra le aste di legno delle persiane per poi far vibrare, con il rombo del tuono, le lampade ed il vetro delle cornici...
magari ci metterei anche un po' di pioggia battente, così, tanto per far un po' di sottofondo ed ambiente.
Ecco, sarebbe la nottata perfetta.
Perfetta...solo ed esclusivamente per una nottata come quella che sarà, per farsi avvinghiare nelle sabbie mobili dei pensieri, dei ragionamenti, dei "forse se...", del "magari avrei potuto...", del "se ero lì...".
Perfetta...solo per le nottate come quella che sarà, dove il sonno non c'è e forse non arriverà, perchè il cuore nel petto sembra essere sotto pressione, sembra scalpitare per non si sa quale motivo... un uptempo ad ondate che tiene svegli, come scosse, impulsi, spinte.
Perfetta...solo per una nottata come quella che sarà, dove tutti i pensieri, le sensazioni, i sogni e tutto il resto come per un ancestrale sortilegio si trasformassero in dubbio, in incertezza, in terra che manca d'improvviso sotto i piedi, così, tanto per far contorcere un po' lo stomaco.
Perchè la notte perfetta non sarebbe questa qua.
No, queste notti così fanno troppo male. Malissimo.
La notte perfetta...eh... sarebbe tutta un'altra musica.
Ci dovrebbe essere la luna, piena, ma non totalmente, altrimenti non si riuscirebbero a vedere bene le stelle che come diamanti brillano sul nero vellulato della volta celeste senza sole.
Ma questi sarebbero solo gli elementi di contorno, secondari.
Perchè se non ci fosse lei, beh, alla fine tutto questo non avrebbe senso.
Come una tavola imbandita come non mai, ma senza pietanze.
Come sesso senza amore.
Come un alveare senza ape regina.
Come una vela in mezzo al mare, ma senza vento.
Come vivere senza amare, ed amare senza essere amati.
Ecco, non avrebbero ragione di esistere.
Così, alla fine, ci si ritrova di nuovo qua, con questi penseri, i soliti, gli stessi.
Vecchi amici..e chi lo sa se posso chiamarli così, perchè alla fine mi sa che non sia giusto chiamarli così, è un complimento.
Sempre loro eh... mannaggia.
Girano come avvoltoi lassù, ed appena ti vedono un attimo in difficoltà, zac, in un baleno piombano di nuovo giù.
E quello più forte, quello che alla fine rimane sempre anche dopo aver provato, almeno, a cancellare tutti gli altri, è sempre lo stesso.
Ha un colore nero, scuro, cupo, sinistro, tetro, scoraggiante. Avvilisce e basta.
E' il pensiero di rimanere, sempre e comunque, con un pugno di polvere in mano, proprio quando si ha la sensazione di tenere nel proprio palmo un qualcosa di molto bello e prezioso, vicino al diamante per importanza, bellezza e valore.
Io dico sempre, a chi ha, ahiloro, la sfortuna di avermi abbastanza vicino nel quotidiano, una cosa.
La vita, la nostra vita, spesso ci mette nell'angolo.
Come essere naufraghi in mare notturno, dove neanche la luna e le stelle riescono con il loro bagliore a far capire cosa ci circonda, in attesa di un soccorso.
Ma quanto poi alla fine si perde quasi la speranza, ecco arrivare qualcuno.
E quel qualcuno può avere le fattezze di qualsiasi cosa, una persona, un pensiero, un evento o cosa volete voi.
Ed a portata di mano ecco arrivare qualcosa, un qualcosa che non riusciamo bene a definire.
Riusciamo solo a capire, dal rumore dell'acqua che qualcosa ci è arrivato vicino.
Così lo cerchiamo, lo vogliamo prendere...ed alla fine una volta capito dov'è, ci lasciamo andare, con le ultime forze rimaste ci attacchiamo a questo.
Ma...potrebbe essere tutto. Tutto ed il contrario di tutto.
Ci sono gli estremi.
Un ancora, che in un attimo ci può portare a fondo, oppure (e qua si spera sempre che sia così...) un salvagente.
Ma nel buio, come si fa a capire, prima di lasciarsi andare con le ultime forze rimaste, che cos'è?
Impossibile.
Bisogna provare, lanciarsi, gettarsi, avere fiducia in... non so come chiamarlo.
Io voglio credere di aver trovato un salvagente.
Lo spero, lo desidero, lo sogno, lo sento.
E voglio lottare per questo.
Certo...certo è che a volte questi salvagenti li fanno piombati... ;-)
Permettetemi anche una piccola battuta...sono le due di notte.
Cercate di capirmi.
Torno per un attimo serio...in attesa dei fulmini, dei tuoni e della pioggia.
C'è un fattore che mi...come dire... sempre di più mi fa sentire come un piccolo "calimero", piccolo e nero...e capitano sempre a lui.
La distanza.
Perchè esistono le distanze?
No, no...non scervellatevi tanto...io sono 26 anni che provo a darmi una risposta in merito.
E pare proprio non esserci risposta. Perchè tante risposte negative troverete, altrettante positive faranno da contraltare.
In un rincorrersi continuo. Non c'è via d'uscita.
Però permettetemi un attimo di dire una cosa... sulla distanza.
E' questa secondo me è la più cattiva, la più dura.
Il non poter aver modo di guardare una persona negli occhi e poterle dire qualsiasi cosa, dalle cose più semplici e banali, ad altre di importanza più alta ed intima.
Il non poter esser lì in un momenti di bisogno, di sostegno...
...e soprattutto non poter chiarire, parlare, discutere di qualsiasi cosa "di persona", senza ricorrere a sms, telefonate, email o lettere vecchia maniera.
Però allo stesso tempo...bisogna dare atto a questa mefistofelica distanza che ha anche un aspetto altamente positivo.
Quello di farci apprezzare la bellezza, l'unicità di una persona che come un soffio di vento che accarezza il volto passa e va...e quando ci si volta è già lontano.
Non so se esiste qualcuno che va alla ricerca di venti...io beh, ci voglio provare.
Voglio andare a prendermi quel refolo che un vento del nord ha portato di nuovo verso sud.
Tanto lo so che fino alle quattro dovrò lottare con questo quesito...
Perchè esistono le distanze? Perchè?
Stanotte lo ammetto... sarà dura.
Un po' l'entusiasmo aiuta, per un po'. Poi dopo scade.
Come un sorso di buon vino che scalda il cuore... ma se si lascia la bottiglia lì, aperta, senza curarsene, alla fine anche il miglior vino del mondo, prima o poi, diventa aceto.
Ed allora lo si può buttare via.
Nota per i prossimi giorni...parlo a me stesso.
- rincorrere quel refolo, e se per caso ce ne fosse bisogno, arriva fino al capo del mondo per ritrovarlo.
- togliere i piombi dal salvagente.
- chiudere con un buon tappo e della cera lacca rossa quella bottiglia di ottimo vino dolce, per poterne godere di nuovo, al più presto, in tutta la sua dolcezza e carica alcolica.
Col cuore carico di pensieri,
ed i pensieri carichi di sogni,
vi saluto.
Slàn.
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