mercoledì 4 giugno 2008

Once



Ieri sera, in beata e completa solitudine, insieme ad un'altra decina di spettatori, mi sono goduto in uno stato d'estasi e di struggente malinconia questa perla del cinema contemporaneo.
Once...una volta.
Io l'ho visto oramai diverse decine di volte, ieri sera la prima volta in Italiano.

Questa è la recensione del giornalista di Repubblica, Roberto Nepoti:
Difficilmente una storia d´amore contemporanea potrebbe essere raccontata in modo più autentico, delicato e semplice di come la racconta Once, produzione a bassissimo costo realizzata in un paio di settimane ma già pluripremiata (anche con l´Oscar per la migliore canzone, "Falling Slowly") e capace di strappare parole entusiastiche a una vecchia volpe dello spettacolo come Spielberg. Si racconta il breve incontro, a Dublino, tra un musicista di strada in lutto per amore e una immigrata ceca, venditrice di rose e pianista di talento. L´incontro libera la creatività musicale di entrambi: realizzano un demo, che forse avrà un avvenire. L´ha già avuto, da parte sua, il protagonista Glen Hansard, tra i fondatori del gruppo folk-rock irlandese "The Frames". La cosa più originale è che la love-story pudicamente abbozzata è raccontata soprattutto attraverso le canzoni, i cui versi sostituiscono le parole d´amore: una forma di "musical", in un certo senso, mai vista prima. E le parole dicono (come nel meglio della musica popolare secondo Truffaut) tutte le cose che contano: "ti amo", "perché mi hai lasciato?", "non so vivere senza di te".

Io posso solo aggiungere che:
è una pellicola in cui a volte valgono molto di più gli attimi di silenzio, gli sguardi dei protagonisti e le note che si sentono proprio venire su dal cuore passando per i loro animi.
Ed i due protagonisti, mai chiamandosi per nome (!!!) in realtà si raccontano e si comunicano come se fossero quasi in simbiosi.

La mia scena preferita?
Il pianoforte nella penombra della sala di registrazione.
Anche adesso che ci ripenso mi viene la pelle d'oca ed un brivido mi scorre lungo la schiena.
Non ci posso fare niente, quel film mi tocca nel profondo, mi commuove.
Forse, onestamente, il mio film preferito. Di sempre.

Slàn.

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